Linkeinträge von "Hugo"

    uando, nell’estate del 2006, si concluse lo scavo della Chiesa Vecchia di Soiana – il Sant’Andrea demolito dopo il terremoto del 1846 – fu comune e condiviso l’impegno di dar conto rapidamente di tutti i dati che quel caso esemplare di archeologia di tutela aveva messo a disposi- zione della ricerca. Grazie al prezioso strumento offerto dal Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana era possibile già nell’anno successivo (SPATARO 2006) offrirne una sintetica presenta- zione, ma le prospettive di una sistematica edizione si allontanavano per la consueta difficoltà di procedere agli interventi – soprattutto sugli oggetti devozionali (medaglie, crocifissi) – indispensabili per la corretta valutazione dei materiali restituiti dalle indagini.

    Dal 2005 al 2009 il Museo archeologico dell’Istria ha effettuato sca- vi archeologici di conservazione ai margini del centro storico pole- se, nei pressi della Biblioteca civica e sala di lettura, in passato rione urbano intitolato a S. Teodoro (particelle catastali 493/3 e 493/5 del comune catastale di Pola, blocco 16, sito 11). Le ricerche, che hanno coinvolto una superficie di circa 4000 m2, si sono svolte nell’ambito dei lavori preliminari alla costruzione di un parcheggio multipiano. Vi ha soprainteso la dr. sc. Alka Starac.

    Durati diversi anni, gli scavi hanno riportato alla luce su tutta la su- perficie resti di edifici e parecchi beni materiali mobili, databili fra l’inizio del primo millennio a. C. e il XX sec. d. C. Lo strato più re- cente e prossimo alla superficie apparteneva al complesso un tempo comprendente un convento femminile benedettino e la chiesa di S. Teodoro.

    Si tratta di oggetti metallici di piccole dimensioni, di forma per lo più rotonda e ovalare, ma anche ottagonale o a cuore, con figure ed iscrizioni sbalzate o incise. L’asse verticale è quasi sempre maggiore, ma vi sono alcuni esemplari in cui è più lungo quello orizzontale. Inizialmente erano in bronzo fuso, più raramente in rame, ottone, argento, oro, piombo, stagno e cera; in seguito sono state coniate in vari metalli o leghe, mentre dalla fine del 1800 la maggior parte di esse risulta in alluminio. Dotate di anellini, fori o appiccagnoli (trasversali o complanari), le medagliette devozionali venivano appese al collo mediante catenine o nastrini oppure fermate agli indumenti tramite piccole spille; nel primo caso rimanevano a diretto contatto con la cute e le sue secrezioni, mentre nel secondo venivano solitamente fissate alla maglia (di lana o di cotone) indossata sotto gli abiti, per lo più dalla parte sinistra per avere l’immagine più vicina al cuore. In molti casi la medaglietta veniva apposta al momento della nascita o del battesimo, e per tradizione si portava fino all’età adulta, in ricordo del donatore e in segno di devozione verso il Santo protettore; in altri casi veniva appuntata per una sorta di “voto” verso la Madonna o un Santo cui si era chiesta una grazia.

    Forschungsgeschichte in Österreich


    Die erste Publikation über ein spätmittelalterliches Mariazeller-Pilgerzeichen erschien 1916 und wurde von Othmar Wonisch verfasst. Fast zwei Jahrzehnte später veröffentlichte Berthold Cernik einen Artikel über die Geschichte des Leopoldipfennigs von dessen ersten Belegen um 1490 bis zu seinem Ende im ausgehenden 18. Jahrhundert. Nach lang anhaltender Unterbrechung in der österreichischen Pilgerzeichen-Forschung wurden in den 50er Jahren des 20. Jahrhunderts drei Artikel publiziert. Günther Probszt bearbeitete eine silberne, beidseitig identisch geprägte spätmittelalterliche St. Wolfgang-Münze. Otto Friedrich Gandert beschrieb beinahe 40 Jahre nach Othmar Wonisch ein weiteres Mariazeller Pilgerzeichen, das ins 15. Jahrhundert datiert. 1950 wurde bei Kanalisationsgrabungen der mittelalterliche Stadtgraben in Hall in Tirol angeschnitten. Dabei stieß man unter anderem auf etliche Pilgerzeichen, die von Passanten aufgelesen und anschließend dem Stadtmuseum übergeben wurden. Hans Hochenegg rekonstruierte in einem 1959 erschienen Artikel deren Fundzusammenhang und zeitliche Einordnung. Karl Ruhmann, ein begeisterter Kunstsammler gotischer Zinnarbeiten, veröffentlichte 1960 in einem Katalog ein inschriftenloses Pilgerzeichen aus der ersten Hälfte des 15. Jahrhunderts, dessen Herkunftsort bis dato nicht eruiert werden konnte. In den 1970er und 1980er Jahren setzte Georg Wacha vor allem mit der Erforschung der Wallfahrtszeichen von St. Wolfgang am Abersee einen Meilenstein. Er war der einzige und bisher letzte Wissenschaftler, der sich in Österreich mit der Erforschung von Pilgerzeichen näher auseinandersetzte .

    Eine sorgfältige Auswahl Gnadenbilder, Gebetszettel, Wallfahrtsbriefe, Spickel-, Berührungs- und Spitzenbilder sowie Stiche auf Papier, Pergament und Seide. Ferner einige Bücher und Schriften zum Thema »Wallfahrten«, des weiteren Werke über Kirchen- und Klostergeschichte, Brauchtum, religiöse Kunst, Heiligenlegenden, Bruderschaften sowie einige Gebetsbücher.

    Heilige werden meist auf der Rückseite der Münze dargestellt. Die Vorderseite gilt gewöhnlich dem Münzherren, der Wert und Gestaltung der Münze verantwortet. Heilige sind oft an ihren Attributen zu erkennen. Besser gelingt die Zuordnung mit der Namensnennung in der Umschrift. Selbst dann ist aber eine Verwechslung mit einem Heiligen gleichen Namens noch möglich.

    Eine Wallfahrtskirche ist in der Regel das Ziel einer Wallfahrt. Auch entlang von Pilgerwegen wie dem Jakobsweg gelegene Kirchen können Wallfahrtskirchen sein.